LA MERIDIANA PIANA DI EUPORUS

I misteri nascosti nella meridiana piana di Euporus (o meridiana orizzontale del tipo vitruviano).

 

Attratto e sempre più trascinato in questo periodo storico, così importante per il nostro territorio, non posso far a meno di parlarvi dei personaggi che lo hanno animato.

Di importanza rilevante e citati in diversi trattati storici sono gli agrimensores, ovvero i misuratori della terra dell’antica Roma, il più delle volte erano anche dei curatori delle acque, (curator aquarum) fondamentale nelle Centuriazioni romane.

Se dovessimo paragonarli a una professione a noi più vicina nel tempo, potremmo, con le debite differenze, paragonarli a dei geometri o, ancora meglio, a degli architetti.

Al tempo dei Romani, queste importanti figure avevano un ruolo ben più rimarchevole di quanto si possa immaginare: erano gli unici incaricati a suddividere gli appezzamenti di terreno disponibili e dovevano farlo seguendo un piano prestabilito.

Un’opera di fondamentale importanza, tanto che gli agrimensori dovevano essere delle figure di ampia cultura, in modo tale che questa professione potesse essere davvero nobilitata; tali figure avevano anche una profonda conoscenza dell’astronomia e dell’astrologia, pertanto nella scelta dei territori in cui impostare le centuriazioni, non solo si orientavano grazie alla stella polare ma si servivano anche del sole, del sistema planetario e della Rosa dei Venti (inizialmente comprendente gli otto venti antichi e successivamente anche quelli moderni fino ad arrivare ad un totale di ventiquattro).

Queste basi, erano considerate di fondamentale importanza, sia per l’effetto che il sole poteva avere su di essi, sia per come influisce sul sistema planetario; così come è stato dettagliatamente descritto nel De architectura da Marco Vitruvio Pollione, ovvero Marcus Vitruvius Pollio (80- 23 a.C.), (Libro primo, Capi IV e VI, nonché in alcuni capitoli del Libro nono), grande architetto, ingegnere militare e un interessante scrittore romano del I sec. a.C., ma soprattutto il primo e più famoso teorico dell’architettura di tutti i tempi.

Ecco come si esprime al riguardo nel Libro primo - De la institutione de li architecti - :

“Egli [l’architetto] deve avere per natura del talento, e deve essere desideroso di imparare [...]. Dovrebbe essere pure uomo di lettere, esperto nella pittura, dotto in geometria: dovrebbe conoscere bene la storia, aver studiato con diligenza la filosofia [...] non essere ignaro di medicina, conoscere la legge ed avere una conoscenza profonda di astronomia e cosmologia [...]. Con l’astronomia noi impariamo a localizzare i punti cardinali, a capire l’ordine del cielo, e a calcolare gli equinozi e i solstizi e i movimenti delle stelle”.

 

Una testimonianza concreta di queste affermazioni, si hanno prendendo come riferimento la meridiana orizzontale ritrovata ad Aquileia chiamata meridiana di Euporus (catalogata impropriamente meridiana orizzontale "discus in platina" del tipo vitruviano), ed ora custodita nel locale Magazzini del  Museo Archeologico Nazionale di Aquileia.

A seguito anche del presente articolo, basato su una attenta lettura del De architectura di Vitruvio la meridiana piana di Euporus dovrebbe definirsi come una lastra orizzontale e lacunare  "Plinthio sive lacunar",  per i seguenti motivi:

Vitruvio Nel Libro nono, capo IX "De quorundam horologiorm ratione, & inventoribus"  (di alcune specie d'orologi, e loro inventori), descrive che il "Plinthim sive lacunar"  come è quello nel circo Flaminio fu inventato da "Scopas Syracusius"  tradotto in Scopa Siracusianora conosciuto come "Skopas (circa 390 a.C. - circa 330 a.C.) uno dei più grandi scultori ed architetti greco antico (italianizzato Scopa), citato nuovamente da Vitruvio anche nel De architectura Libro settimo Prefazione.

 

A tal proposito ci viene in aiuto anche Cesare Cesariano, che nel tradurre un Capitolo del Libro nono del De architectura(privo di numerazione probabilmente per i motivi di seguito accennati), ne commenta dando una corretta interpretazione che integralmente viene riportata:

 

 

 

"Scopa Siracusano eccellentissimo scultore celebrato da Plinio N.A. li, 36. C. 6. il quale riportoe summa laude nel arte Marmorea per la fabricatione de le statue de Liberò patre e de Minerva nel Isola de Gnido per l'intaglio del Mausoleo in Caria da la parte Orientale ((latitudine 37°02'16")persornio e una altra fogia de Horologio appellata Plinthio sia Lacunareiche significa una forma de Pietra consta nominata quadrello più longa che lata: e similmente il Lacunare qual e una forma de requadrato ne la Contignatione de le case vulgarmente di Eta Celo.  Questo Plinthio era Incavato a ratione lassando uno Orlo del quadrato ambito: como ancora li Lacunari hano il requadramento de li Orli tra li quali remane una quadra o sia ablenga concauitate in Latino dimandata laco che vene pero dal greco Zoe da Lacos che significa una cossa concava como e dicto: E cosi in questo Plinthio voglia lacunare a tal modo incavato e requadrato haveva figurato la Lineae e situato il stilo Gnomonico a la ratione lui: E pare che questa Inventione fusse approbata per che li victoriosi romani il reportarono de Sicilia da la patria del praefato Scopa una insema con li altri spoglii & lo collocarono in Roma nel circo flaminio per questo prestandoli grande authoritate.”

 

Rappresentazione Lacunarii, trattata da Cesare Cesariano De architectura 1521 volume a stampa, Milano
Rappresentazione Lacunarii, trattata da Cesare Cesariano De architectura 1521 volume a stampa, Milano

Due sono gli studi riguardanti la meridiana di Euporus, per secoli dimenticata e poi ritrovata nel fondo Le Marignane il 20 novembre 1878, che possono fare al caso nostro; si tratta dello studio realizzato dal sig. Nicola Severino nel 2000 e di quello dell’ing. Paolo Albèri Auber nel 2016.

L’approfondimento di Severino ha evidenziato che questo tipo di meridiana, già studiata approfonditamente non solo dal punto di vista archeologico ma anche gnomonico, è un oggetto conosciuto dagli gnomonisti italiani e da quelli stranieri.

Analizzandola nello specifico, si tratta di una pesante e spessa lastra orizzontale di pietra d’Aurisina, di dimensioni di circa m. 2,10x 1,05,  appoggiata su due plinti circolari.

Non è, come si potrebbe definire, un tavolo. La sua superficie orizzontale, infatti, è stata ricavata scavando la lastra in modo tale da lasciare un bordo alto qualche centimetro.

Quindi l’oggetto, decorato con un bellissimo tracciato gnomonico, assume la forma ma solo la forma di una “vasca” poco profonda raggiungendo lo spessore di poco più di quattro centimetri.

Ma a confutare l’idea che si possa trattare di una vera e propria vasca vi è il fatto che in un angolo è presente un largo foro che ne compromette la tenuta.

Foto dell'ing. Paolo Albèri Auber tratte dalla pubblicazione dell'articolo dallo Stesso pubblicato in Istituto Veneto Scienze Lettere e Arti 2005,  rappresentanti il foro nella vasca della Meridiana piana di Euporus.
Foto dell'ing. Paolo Albèri Auber tratte dalla pubblicazione dell'articolo dallo Stesso pubblicato in Istituto Veneto Scienze Lettere e Arti 2005, rappresentanti il foro nella vasca della Meridiana piana di Euporus.

Con riferimento al Libro primo, Capo IV del De architectura Vitruvio indica gli studi necessari per edificare una città salubre "Pertanto io reputo doversi scrupolosamente avere sempre di mira gli usi antichi: imperrocchè i nostri maggiori, dovendo sacrificar animali che pascevano quali volevansi erigere o città o accampamenti, ne osservavano loro fegati e la loro milza, i quali se a prima giunta apparivano o lividi o viziati, uccidevano tosto altri animali, dubitando quelli esser infetti o di malattia o per causa de' pascoli; e quando ne avevan molti sperimentati, ed accertatisi della sana e soda natura de' fegati e milza, a cagione dell' acqua e del pascolo , ivi fermavano gli alloggiamenti. Se poi gli rinvenivano difettosi, argomentavano del pari che pestifera esser dovesse in que' luoghi anche pe' corpi umani la qualità de' cibi e dell' acqua , e perciò passavano oltre e mutavan paese cercando in ogni cosa la salubrità.

 

Ma che dai pascoli e dai cibi si conoscano le proprietà sane delle terre , si può argomentare ed intendere dalle campagne dei Cretesi , che sono intorno al fiume Potereo , il quale è ivi fra le due città di Gnoso e di Cortina : perciocché a destra ed a sinistra del fiume si pascolano gli animali ; ma quelli che si cibano presso Gnoso patiscono di milza; e quelli poi dall' altra parte presso Cortina non mostrano siffatta infermità. Onde investigando i medici tal cagione, ritrovarono in quei luoghi un'erba, la quale, mangiandone gli animali, assottigliava loro la milza. Da ciò si può dedurre, che dal cibo e dall' acqua rendonsi le proprietà dei luoghi o pestifere , o salubri".

 

Pertanto si può ritenere che la vasca servisse come contenimento del sangue, durante le operazioni di sezionamento degli animali sacrificati.

Il complesso, che contiene la meridiana e che è definibile un monumento religioso-gnomonico-anemoscopico, è formato anche da un blocco pure realizzato con pietra d’Aurisina.

Su questo blocco si possono notare alcune attaccature dove sono presenti alcuni residui di piombo, che erano necessari a sostenere alcuni ganci metallici ora scomparsi ma senz’altro usati per appendere gli animali da sacrificare.

A completamento del tutto è presente una sorta di panca squadrata, realizzata pure in pietra d’Aurisina a forma di “U” in pianta, a circondare quasi interamente la vasca.  Diverse persone la potevano utilizzare e queste certamente erano degli agrimensori.

Prendendo a suggerimento la miniatura del manoscritto Palatinus 1564, in cui è raffigurata una commissione di nove agrimensori, si può pensare che essi si posizionassero attorno a questa vasca per prendere le decisioni più importanti sull'impostazione della centuriazione e la scelta del luogo su cui far sorgere le città o gli accampamenti.

Nella meridiana sono riconoscibili solo l’analemma posizionato in direzione nord-sud, così come la retta equinoziale. Vi si notano anche le iperboli diurne al solstizio estivo e invernale oltre alle linee orarie (ore antiche). In una posizione assiale rispetto all’analemma, rimane la traccia dell’innesto dell’asta gnomonica bloccata in origine con del piombo.

L’asta gnomonica non è più presente.

Tutto il tracciato gnomonico è circondato e in parte intersecato da due circoli concentrici entro i cui solchi sono scritti i nomi dei venti. Cominciando da nord e in senso orario: Septentrio, Boreas, Desolinus, Eurus, Auster, Africus, Favonius, Aquilo

Le indicazioni dei venti rispecchiano quanto documentato da Vitruvio: vi è una sola eccezione, quella del vento Aquilo al posto di Caurus (NW) e in luogo di Aquilo (NE) viene posizionato Boreas.

All’interno del cerchio, compreso fra i due rami dell’iperbole invernale, troviamo la firma dell’autore: M. Antistius Euporus fecit.

La sua proporzione tra i lati è identica al rapporto relativo al doppio quadrilatero della città murata.

La meridiana di Euporus, scoperta nel 1878, rappresentò un fatto eccezionale. La notizia del ritrovamento si diffuse immediatamente, ma trattata in maniera troppo sintetica dal dottor Gregorutti in un articolo pubblicato sull’Archeografo Triestino; approfondito successivamente da diversi studiosi. 

Per alcuni anni, dopo la sua scoperta, anche il professor G. Grablowitz, provò ad interpretare quest’opera. Solo nel 1887, all'interno dell’opera "Del catasto romano" e di alcuni strumenti antichi di geodesia del professor Legnazzi, edita a Verona da Drucker e Tedeschi, fu riportato un disegno che illustrava tutto il complesso, compresa l’asta gnomonica, ma questa al momento dello scavo non venne rinvenuta inserita nel suo alloggiamento, ma fu scoperta staccata dalla meridiana a poca distanza.

 

Rappresentazione grafica in pianta dell'intero monumento della Meridiana piana di Euporus tratta da Drucker e Tedeschi Del castro romano, Verona 1887 - Studio dell'Ing. Grablovitz
Rappresentazione grafica in pianta dell'intero monumento della Meridiana piana di Euporus tratta da Drucker e Tedeschi Del castro romano, Verona 1887 - Studio dell'Ing. Grablovitz
Rappresentazione grafica in Autocat  della ricostruzione dello gnomone della Meridiana piana di Euporus, realizzata dall'ing. Paolo Albèri Auber e dallo Stesso  pubblicata in Istituto Veneto Scienze Lettere e Arti 2005
Rappresentazione grafica in Autocat della ricostruzione dello gnomone della Meridiana piana di Euporus, realizzata dall'ing. Paolo Albèri Auber e dallo Stesso pubblicata in Istituto Veneto Scienze Lettere e Arti 2005

 

La notizia di questo rinvenimento, venne data dal dottor Gregorutti, che annotò come essa risultasse molto più lunga di quanto fosse strettamente necessario per il tracciato gnomonico.

Presumibile un suo uso anche per altri scopi, come il sostegno di una semplice e leggera struttura.

Va precisato che analizzando il luogo in cui la meridiana venne ritrovata, poco distante, immediatamente all'esterno del recinto del circo, furono individuati anche i resti di un Tempietto con colonne dell’iscrizione Tampia L. F. / Diovei a Dio Giove, portato alla luce durante gli scavi di metà Ottocento. Questo edificio, posto immediatamente alle spalle del Podium e trasformato dopo il rifacimento delle mura in torre di difesa, aveva una pianta ottagonale, che è la stessa pianta della famosissima Torre dei Venti eretta ad Atene da Andronico Cireste.

Pertanto si può sostenere che quell'edificio era una torre dei venti, una delle torri citate da Vitruvio nel Libro primo, Capo VI.

Rappresentazione della Torre dei Venti eretta ad Atene da Andorico Cireste, trattata dal De architectura, Cesare Cesariano 1521 volume a stampa, Milano
Rappresentazione della Torre dei Venti eretta ad Atene da Andorico Cireste, trattata dal De architectura, Cesare Cesariano 1521 volume a stampa, Milano

Quella che abbiamo definito una vasca, mostra una frattura in tre pezzi, presumibilmente provocata verso la metà del primo secolo a.C. durante il primo attacco degli Giapidi in rivolta, dove distrussero anche la torretta e parti delle mura di cinta della città. Per porvi rimedio la piastra fu riparata attraverso l’inserimento di tre pesanti zanche in piombo, per ridarne non solo la forma originaria, ma anche restituirne la compattezza sul piano orizzontale e la rigidità complessiva.

A questo proposito, considerata la particolare tecnica di restauro usata dagli antichi solo per le opere di pregio, conferma che la meridiana in quel periodo, ricoprisse un importanza rilevante per i romani.

Quanto detto, si collegherebbe anche ad un'altra scoperta, un oggetto rinvenuto una ventina di anni fa ad Aquileia nel fondo di un pozzo, tipico riparo per oggetti di valore in caso di invasione barbarica; trattasi di bellissimo oggetto, una sorta di applique con bassorilievo in bronzo raffigurante il profilo di un viso maschile con i capelli mossi dal vento. Proprio per questo motivo è catalogato come un "Eolo".

Interessantissimo  lo studio dell’ing. Paolo Albèri Auber, dove riporta come la meridiana di Euporus fu ritrovata ad Aquileia: egli rammenta come la meridiana sia stata catalogata come appartenente alla tipologia Planitium sive lacunar, ovvero, una lastra orizzontale e lacunare della stessa tipologia che Vitruvio dice di essere presente nel Circo Flaminio di Roma.

L’ing. Auber, basandosi su alcune testimonianze inconfutabili, ha ricostruito l’intera apparecchiatura gnomonica-anemoscopica, tenendo conto della direzione originaria, cioè l’orientamento storico di Aquileia (22°30’ ovest), lo stesso che si può vedere nell'agro colonico aquileiense dell’ing. Grablovitz (1887).

Rappresentazione grafica in Autocat  della ricostruzione della disposizione dei venti della Meridiana piana di Euporus, realizzata dall'ingegnere Paolo Albèri Auber e dallo Stesso pubblicata in Istituto Veneto Scienze Lettere e Arti 2005
Rappresentazione grafica in Autocat della ricostruzione della disposizione dei venti della Meridiana piana di Euporus, realizzata dall'ingegnere Paolo Albèri Auber e dallo Stesso pubblicata in Istituto Veneto Scienze Lettere e Arti 2005
Rappresentazione grafica dell'Agro colonico di Aquileia tratta da Drucker e Tedeschi Del castro romano, Verona 1887 - Studio dell'Ing. Grablovitz
Rappresentazione grafica dell'Agro colonico di Aquileia tratta da Drucker e Tedeschi Del castro romano, Verona 1887 - Studio dell'Ing. Grablovitz

Vitruvio all'interno del Libro primo, Capo VI, spiega, sulla base della Rosa Ventorum costituita da ventiquattro venti, come nel corso della realizzazione delle città, venisse tracciata la direzione delle strade:

“Partendo dall'idea che piacque ad alcuni che i Venti non fossero che quattro: (Auster, SeptentrioFavonius, Solanus). Ma quei che ne hanno fatta ricerca più diligente ne stabilirono poi otto con l’aggiunta di (Afhricus, Chaurus, Aquilo, Eurus) grazie alle misurazioni fatte da Andronico Cireste che ad Atene eresse una torre di marmo a otto facce sulla quale fece scolpire l’immagine di ciascun vento e sulla cui sommità pose un tritone di bronzo che dal vento era girato e fermato dirimpetto al soffio), [...] Si segni con un punto un’ora in circa prima di mezzogiorno, l’estremità dell’ombra dello gnomone; indi aperto il compasso fino a questo punto, che è l’estremità della lunghezza dell’ombra, con questo intervallo, e centro si descriva un cerchio. Si osservi parimenti dopo mezzogiorno l’ombra di questo gnomone, la quale va crescendo; ed ove toccherà la circonferenza del cerchio, sicché farà l’ombra del giorno eguale a quella della mattina, si segni un punto. Fatto ciò si prenda la decimosesta parte di tutta la circonferenza, è fatto centro in quel punto ove la tocca la meridiana, si segnino in essa circonferenza i punti a destra e a sinistra, cioè tanto dalla parte di Mezzogiorno, quanto di Settentrione; quindi di questi quattro punti si tirino fino alla circonferenza le linee, che si intersecano nel centro. Così si farà un’ottava parte per l’Ostro, ed una per la Tramontana: le altre ottave parti tre a destra e tre a sinistra si devono distribuire in tutta la circonferenza, in modo che siano otto parti uguali per gli otto venti".

 

 

Rappresentazione della rosa degli otto venti, trattata dal De architectura, Cesare Cesariano 1521 volume a stampa, Milano
Rappresentazione della rosa degli otto venti, trattata dal De architectura, Cesare Cesariano 1521 volume a stampa, Milano

 

"Si meraviglieranno forse coloro, i quali sanno essere molti i nomi dei venti, come da loro si sia detto essere soli otto.

Ma se rifletteranno, che il giro della Terra, secondo il corso del Sole, e l’ombra dello gnomone equinoziale, e l’inclinazione della sfera, da Eratostene Cireneo fu con regole matematiche, e geometriche trovato essere di duecento=milioni=cinquecento=mila passi: e l’ottava parte di questo spazio, che occupata da ciascun vento, non è men di tre=milioni=novecento=trentasette=mila=cinquecento passi: non dovranno dico meravigliarsi, se scorrendo per si grande spazio anche un vento medesimo, ne formi diversi, combinandosi per gli urti e le riflessioni. [...]. Sonovi, oltre agli otto (Auster, Afhricus, Favonius, Chaurus, Septentrio, Aquilo, Solanus, Eurusmolti altri nomi, ed altre direzioni di Venti, tratte o dai luoghi , o dai fiumi , o dai turbini che derivano dai monti. Come anche , oltre a ciò , quelle aure mattutine , le quali sorgono al nascere del Sole , (mando egli , mettendo in moto le parti sotterranee , ne spinge mora i vapori , i quali , cacciati dall'impeto del Sole che si alza , formano le dette aure mattutine, le quali, ove durino dopo il levare del Sole, fanno una specie di Scirocco ; ed il quale, per la cagione che si genera dalle aure, sembra perciò che fosse dai Greci detto Euros. Si argomenta eziandio che per cagione di quelle aure mattutine abbiano i Greci chiamato il dì seguente Aurioii. Sonovi poi alcuni i quali negano che Eratostene abbia potuto cogliere la giusta misura della circonferenza del globo terrestre ma, sia ella o non sia giusta, non lascia d'essere giusta la nostra descrizione sul ripartimento dei luoghi d onde spirano i Venti : che se dunque ciò è vero , sarà anco verissimo che non ogni Vento abbia la medesima , ma chi maggiore , e chi minore violenza.

 

 

 

Rappresentazione della rosa dei ventiquattro venti, trattata dal De architectura, Cesare Cesariano 1521 volume a stampa, Milano
Rappresentazione della rosa dei ventiquattro venti, trattata dal De architectura, Cesare Cesariano 1521 volume a stampa, Milano

"Ciò fatto la direzione delle strade e de vicoli si tireranno per gli angoli fra le due direzione dei venti; ed in quella maniera, e con quella distribuzione si verrà a tener lontano dalle abitazioni, e dalle strade la molesta violenza de venti. [...]. Debbono dunque le strade essere tirate opposte alla direzione dei venti, acciocché quando questi soffiano, si frangano ai cantoni delle isole delle case, e ribattuti si disperdano.”

 

Rappresentazione della rosa dei ventiquattro venti e come nel corso della realizzazione delle città venissero tracciate le strade, trattata dal De architettura di Cesare Cesariano 1521 volume a stampa, Milano
Rappresentazione della rosa dei ventiquattro venti e come nel corso della realizzazione delle città venissero tracciate le strade, trattata dal De architettura di Cesare Cesariano 1521 volume a stampa, Milano

Nel 1887 da parte del dr. Giulio Grablowitz, fu effettuato uno studio sulla meridiana di Euporus, curando principalmente gli aspetti matematici-gnomonici.

Occorre subito precisare che le deduzioni matematiche del dr. Grablowitz erano, per la prima volta, corrette (latitudine per l'Analemma pari a poco più di 43° risultante in prossimità di Ravenna; inoltre recentemente lo studio sulle iperboli solstiziali sono state riconosciute come congruenti con una latitudine prossima a 37°, verosimilmente sia a quella di Siracusa che a quella di Catania (Sicilia)

Ma perché la posizione del vento Aquilo è al posto di Caurus (NW) ed in luogo di Aquilo (NE) l’inserimento di Boreas’ ?

 

Proviamo a spiegarcelo.

 

Non è noto quando il senso umano di orientamento geografico venne associato ai venti, ma già l’antico poeta greco Omero (circa 800 a.C.) si riferisce ai quattro venti con i loro nomi – Borea, Euro, Noto, Zefiro – nella sua Odissea  e nell’Illiade.

A lui si susseguirono diversi importanti, filosofi, fisici e poeti, dove ognuno si cimentò ad aumentare, diminuire, cambiare il nome ed ubicazione dei venti.

 

Aristotele, (ca. 382 a.C.) più volte citato da Vitruvio nel suo De architectrura, introdusse nel suo Meteorologia (ca.340 a.C.) un sistema di venti che ne annovera da dieci a dodici, di cui agli otto venti principali: Aparctias (N), Cecias (NE), Apeliotes (E), Euros (SE), Notos (S), Lips (SO), Zephyrus (O) e Argestes (NO), aggiunge due venti intermedi, Trascias (NNO) e Meses (NNE), notando che questi non hanno contrari. Pertanto, in questo modo, Aristotele concepisce una rosa dei venti asimmetrica di dieci venti.

 

Nord (N) Apartias (ὰπαρκτίας)
(variante: Boreas(βoρέας))
il meridiano superiore
Nord-Nordest (NNE) Meses (μέσης) l'"alba" polare
Nordest (NE) Cecias (καικίας) punto di levata del sole in estate
Est (E) Apeliotes (ὰπηλιώτης) punto di levata del sole all'equinozio
Sudest (SE) Euros (εΰρος)
(variante: Euronotos (εὺρόνοtοi))
punto di levata del sole in inverno
Sud-Sudest (SSE) Nessun vento
(tranne il locale Fenicia (φοινικίας)
 
Sud (S) Notos (νόtος) il meridiano inferiore
Sud-Sudovest (SSO) Nessun vento  
Sudovest (SO) Lips (λίψ) punto di tramonto del sole in inverno
Ovest (O) Zephyrus (ζέφυρος) punto di tramonto del sole all'equinozio
Nord-Ovest (NO) Argestes (ὰργέστης)

(varianti: Olimpias (όλυμπίας) e
Scirones(σκίρων))

punto di tramonto del sole in estate
Nord-Nordovest (NNO) Trascias (θρασκίας) il "tramonto" polare

È da notare che nel sistema aristotelico, il vecchio Euros devia dalla sua posizione tradizionale nel punto cardinale est e viene sostituito dall'Apeliotes (ὰπηλιώτης), che significa (dal sole o dal calore del sole).

La vecchia Boreas è menzionata solo come nome alternativo di Apartias (ὰπαρκτίας), che significa (dall'Orso", cioè l'Orsa Maggiore, il circolo polare artico).

Tra i nuovi venti ci sono l'Argestes (ὰργέστης), che significa (che pulisce o che schiarisce), un riferimento al vento di Nord-Ovest che soffia via le nuvole. Le varianti di ArgestesOlimpia (όλυμπίας) e Scirone (σκίρων) sono nomi locali ateniesi, (un riferimento al Monte Olimpo e alla rocca di Scirone presso Megara). 

Interpretare Trascias e Meses come venti intermedi e gli altri come venti principali implica che la costruzione di Aristotele sia asimmetrica. Nello specifico, i venti intermedi dovrebbero essere a 22° e 30' da entrambi i lati del Nord, mentre gli otto principali dovrebbero situarsi a 45° l'uno dall'altro. Comunque, un'ipotesi alternativa prevede che essi siano più equamente distanziati l'uno dall'altro di 30°. In aiuto ci viene proprio Aristotele, che menziona che le posizioni ad est e ad ovest sono quelle del sole, come si vede sull'orizzonte all'alba e al tramonto nei differenti periodi dell'anno. Usando la sua notazione alfabetica, Aristotele osserva che durante il solstizio d'estate il sole si leva da Z (Cecias) e tramonta in E (Argestes); durante l'equinozio, si leva da B (Apeliotes) e tramonta in A (Zephyrus), ed infine durante il solstizio d'inverno si leva da Δ (Euros) e tramonta in Γ (Lips). Disegnata così sulla rosa dei venti, la spiegazione di Aristotele ci dà quattro paralleli:

Venti della bussola secondo Aristotele (angoli di 30°)
  • (1) il "circolo sempre visibile", cioè il circolo polare artico, i limiti delle stelle circumpolari (stelle che non tramontano) (collegando i venti intermedii IK),
  • (2) il solstizio d'estate (collegando EZ),
  • (3) l'equinozio (collegando AB)
  • (4) il solstizio d'inverno (collegando ΓΔ).

Supponendo che lo spettatore sia localizzato ad Atene, si può calcolare che questa costruzione darebbe come risultato una rosa dei venti simmetrica con angoli approssimati di 30º.

Il sistema di Aristotele potrebbe dunque essere concepito come una rosa a dodici venti con quattro venti cardinali (N, E, S, O), quattro "venti solstiziali" (a grandi linee, NO, NE, SE, SO), due "venti polari" (approssimativamente NNO, NNE) e due "non-venti" (SSO, SSE).

Aristotele ha ingrandito il sistema dei venti, portandolo da quello omerico ad uno di dieci venti, ma lo ha lasciato sbilanciato.

Il navigatore Timostene di Rodi  (ca. 282 a.C.) aveva sviluppato un sistema di 12 venti, aggiungendo quattro venti agli otto consueti). La lista di Timostene  era: Aparctias (N), Boreas (non Meses, NNE), Caecias (NE), Apeliotes (E), Eurus (SE), "Fenicia, anche chiamato Euronotos (SSE), Notos (S), Libonotos (prima menzione, SSO), Lips (SO), Zephyrus (O), Argestes (NO) e Thrascias (NNO).

Rappresentazione della rosa dei venti greca a dodici punte (secondo Timostetene)
Rappresentazione della rosa dei venti greca a dodici punte (secondo Timostetene)

Si dice che il geografo Eratostene di Cirene (ca.200 a.C.), comprendendo che più venti presentavano solo leggere varianti, ridusse i dodici venti agli otto principali. L'opera originale di Eratostene è andata perduta, ma la storia è riportata da Vitruvio, che prosegue dicendo che Eratostene giunse a questa conclusione nel tentativo di misurare la circonferenza della terra. Egli dedusse che c'erano in realtà solo otto settori di uguale ampiezza e che gli altri venti non erano altro che varianti di questi otto venti principali. Se ciò fosse vero, Eratostene sarebbe l'inventore della rosa dei venti ad otto punte.

È interessante notare che sia Timostene sia Eratostene suo discepolo si discostano su questo punto.

Entrambi riconoscono che la rosa a dieci venti di Aristotele non è simmetrica, ma mentre Timostene ripristina l'equilibrio aggiungendo due venti per creare una rosa a dodici venti, Eratostene elimina due venti per creare una rosa ad otto punte.

Sembra che la riduzione di Eratostene abbia trionfato. Gli otto venti che nomina sono: Boreas (non Aparctias, N), Cecias (NE), Apeliotes (E), Eurus (SE), Notos (S), Lips (SO), Zephyrus (O) e Scirones (NO) variante di Argestes. È notevole la ricomparsa di Boreas nel settore Nord al posto di Aparctias

La famosa "Torre dei Venti" di Atene mostra solo otto venti piuttosto che i dieci di Aristotele o i dodici di Timostene. Si dice che la torre sia stata costruita da Andronico di Cirro (ca. 50 a.C.) ma è comunemente datata dopo il 200 a.C. (ovvero dopo Eratostene).

 

Il sistema greco dei venti fu adottato dai Romani, parzialmente con la nomenclatura greca, ma sempre più con l'uso di nuovi nomi di origine latina.

Dopo aver osservato che dodici venti sono un'esagerazione, Plinio il Vecchio (23 d.C.- 79 d.C.), prosegue nella sua Naturalis Historia (ca.77 d.C.) dicendo che i "moderni" li hanno ridotti ad otto. Li elenca come Settentrione (N), Aquilone (NNE), Subsolano (E), Volturno (SE), Austro (S), Africo (SO), Favonio (O) e Coro (NO).

Quando discute dei mezzi venti, Plinio dice che l'Aquilo, in estate, si trasforma nei venti ESTESII, (meltemi) i venti periodici che erano già stati nominati da Aristotele come Argestes (ὰργέστης) (NO) varianti: Olimpias (όλυμπίας) e Scirones (σκίρων), e successivamente da Eratostene come Scirones (σκίρων) (NO),  in quanto a quelle latitudini di 37°, rappresentate dalle iperbole solstiziali riportate nella meridiana di Euporus, soffiano in quella direzione così come di seguito documentato.

Il meltemi è un vento secco e tiepido che soffia nell'area del mar Egeo, particolarmente in estate. 

            
           Schema di come si forma il meltemi 

Ha origine grazie all'incontro tra l'alta pressione estiva del Mediterraneo occidentale e quella bassa tipica del Mediterraneo orientale. Soffia infatti da giugno a settembre, tipicamente. 

La denominazione turca meltemi è usata su entrambe le sponde dell'Egeo, Grecia e Turchia: L'intensità è in generale abbastanza bassa, ma non è tuttavia raro che si creino problemi con burrasche in mare (forza 8 o 9). La provenienza è invece da nord o nord-est nell'Egeo centrale, mentre nel Dodecaneso  (in prossimità della costa turca) spira da nord-ovest ed è generalmente meno forte.

Secondo il mito, il meltemi si è originato in seguito all'assassinio di Icaro. Gli assassini si erano rifugiati nell'isola di Ceo (latitudine 37°37'23"), nella quale si sviluppò un'aspra canicola durante i giorni di Sirio, stella della costellazione del Cane Maggiore che raffigura Maira, il cane di Icaro. Interpellato, l’oracolo di Apollo,  comunicò che per allontanare l'eccessiva e devastante siccità, dovevano essere puniti gli assassini di Icario. Una volta uccisi iniziò a soffiare il fresco meltemi. 

Plinio il Vecchio, sempre nella sua (Naturalis Historia 7.213)  ci dice che la prima meridiana introdotta a Roma, fu quella presa come bottino nel 263 a.C. a Catania e per quasi un secolo i romani la usarono senza rendersi conto che era stata disegnata per una latitudine molto più meridionale.

Solo nel 164 a.C. fu costruito un modello completamente corretto secondo la latitudine di Roma.

 

 

Ma chi  era M. Antistius  inciso all’interno del cerchio, compreso fra i due rami dell’iperbole invernale?

 

Dopo la prima guerra punica (264-241 a.C.) il console Gaio Flaminio Nepote promosse un ampio programma di riorganizzazione amministrativa ed economica di tutto il territorio a sud di Rimini (Ariminum), l'Ager gallicus, che fu centuriato ed assegnato ai coloni. Ariminum era snodo di importanti vie di comunicazione tra il Nord e il Centro: qui terminava la Via Flaminia (220 a.C.) proveniente da Roma. Da Ariminum si dipartivano: la Via Emilia (187 a.C.), diretta a Piacenza, e la Via Popilia-Annia (132 a.C.), che collegava la città a Ravenna, Adria, Padova, Altinium, Aquileia.

Riferendomi al periodo  220 a.C. e più precisamente a quanto scrisse Tito Livio nella - Ab Urbe condita  (27 a.C. - 14 d.C.)  Liber XXi 63, che di seguito si sintetizza:

Gaio Flaminio andò in disaccordo con il Senato per non essersi recato a Roma in Campidoglio e per essersi proclamato per la seconda volta console nel 217 a.C., entrando in carica  senza aver preso gli auspici nel tempio di Giove. Partito di nascosto per iniziare il consolato a Rimini invece di fermarsi a Roma. Il Senato venuto a conoscenza di tale fugace partenza, d'accordo con tutti, era dell'avviso che si dovesse richiamarlo e astringerlo a compiere di presenza i suoi doveri verso gli Dei e verso gli uomini, prima che giungesse alla sua provincia presso l'esercito.

Per questa incarico, il Senato deliberò di mandare i Commissari Q. Terentius e M. Antistius (Marco Antistio), che però fallirono nell'intento. 

Gaio Flaminio, pochi giorni dopo essere entrato in carica come console, una volta ricevuto due legioni da Sempronio, console dell'anno precedente e due dal pretore Caio Atiglio, partì con il suo esercito verso l'Etruria attraverso i valichi dell'Appennino.

Per il completamento del programma di centuriazione e di riorganizzazione amministrativa ed economica dell'Ager gallicus, secondo la legge Lex Flaminia de agro Gallico et Piceno viritim dividuno (232 a.C.), con la fondazione di Fanum Fortunae (Fano dopo il 207 a.C. Latitudine 43°49'16") e Pisarum (Pesaro 184 a.C. Latitudine 43°54'16"), rimase M. Antistius che fece realizzare il  monumento religioso-gnomonico-anemoscopico  Euporus, sulla base della meridiana piana Plintiho sive lacunar  inventata e realizzata da Skopas e successivamente porata al circo Flaminio, con la sola modifica dell'analemma. 

 

Considerando che le latitudini sia di Fano sia di Pesaro sono poco  più di 43°, questo porterebbe a confermare che, le sopracitate deduzioni matematiche del dr. Grablowitz erano, per la prima volta, corrette (latitudine per l'Analemma pari a poco più di 43° risultante in prossimità di Ravenna.

 

Per questi motivi si può sostenete che la meridiana di Euporus è una delle varianti della prima meridiana realizzata da Skopas, introdotta a Roma come bottino nel 263 a.C. con l'occupazione di CataniaLa meridiana di Euporus è risalente sicuramente a prima del 164 a.C. in quanto non ancora modificata sia nella rosa dei venti sia nell'iperbole solstiziale, ma solo sull'analemma e trasportata dai Romani ad Aquileia, dopo aver concluso la colonizzazione dell'Ager Gallicus,  presumibilmente  prima del 181 a.C., per impostare quella che diventò il primo Agro-centuriale aquileiense, il Porto delle navi, la Città antica e la Via Annia.

 

Alla luce di queste considerazioni, sicuramente andrebbe rivista la datazione del monumento religioso-gnomonico-anemoscopico, della meridiana Euporus.

 

Anche Vitruvio per giustificare che la meridiana realizzata da Skopas ed oggetto di bottino, andasse modificata, riporta nel suo De architettura, Libro primo Capo VI:

“ Nulla deve essere lasciato al caso così sarà da evitare strade esposte a venti freddi perché offendono, caldi perché viziano e umidi perché nuocciono. L’esempio che viene portato è la città di Mitilene nell’isola di Lesbo, fabbricata con magnificenza ma non situata con giudizio, perché in essa a seconda del vento che soffia ne risente la salute della popolazione e dove nelle strade non si può resistere per la veemenza del freddo. Obiettivo fondamentale è tenere lontani i venti, solo in questo modo il luogo potrà essere salubre".

Mentre nel Libro nono, fornendoci elementi di gnomonica, tra cui quelli per la realizzazione dell’analemma e la scienza relativa agli orologi solari e ad acqua, la parte più significativa è rappresentata dal Capo IV, "Della Sfera, e de’ Pianeti", in cui si racconta come l’ombra dello gnomone equinoziale abbia diversa lunghezza ad Atene, Alessandria, Roma o Piacenza e che quindi il calcolo dell'analemma, per la realizzazione degli orologi, sia differente a seconda del luogo in cui questi vengono realizzati. 

Il tutto come dalle seguenti rappresentazioni grafiche.

 

Rappresentazione vitruviana della variazione dell'ombra gnomonica nelle diverse località, trattata da Cesare Cesariano De architectura 1521 volume a stampa, Milano
Rappresentazione vitruviana della variazione dell'ombra gnomonica nelle diverse località, trattata da Cesare Cesariano De architectura 1521 volume a stampa, Milano
Rappresentazione vitruviana per la realizzazione dell'analemma alla latitudine di Roma, trattata da Cesare Cesariano De architectura 1521 volume a stampa, Milano
Rappresentazione vitruviana per la realizzazione dell'analemma alla latitudine di Roma, trattata da Cesare Cesariano De architectura 1521 volume a stampa, Milano

Proprio grazie a quanto è emerso, la meridiana di Euporus fu utilizzata dai romani fino alla meta del primo secolo a.C., in quanto dopo sostituita dalla Rosa Ventorum descritta da Vitruvio nel Libro primo Capo VI.

E quindi, tutto ciò che venne realizzato ad Aquileia, nel periodo di Augusto, nacque basandosi anche sulla meridiana con una Rosa Ventorum di ventiquattro venti e facendo riferimento alle regole che vennero riportate da Vitruvio all'interno del suo De architectura ed in particolar modo a quelle basate sul "VERO" Homo vitruviano, espressione del concetto di come non può esistere un tempio od altra opera che non sia regolato da principi di armonia, ordine, e proporzioni tra le varie parti della costruzione e lo stesso vale per il corpo umano.

Particolare importanza è data poi al già citato Tempietto di Giove, che riportato alla rappresentazione grafica dell’Homo vitruviano, ne divenne l’ombelico.

Pianta di Aquileia Romana. Da P. Kandler, Aquileia Romana in "Archeografo Triestino" 1869
Pianta di Aquileia Romana. Da P. Kandler, Aquileia Romana in "Archeografo Triestino" 1869

 

 

La cosa più sorprendente è che usando tutti i riferimenti della meridiana piana di  Euporus e quanto Vitruvio ha riportato nel Libro terzo, Capo I, sono riuscito a tracciare esattamente:

- Tutto il tratto della Via ANNIA che insiste  sull'Agro aquileiense, compreso il punto di partenza, corrispondente alla porta a cavedio ubicata nelle mura della Città antica. Lo stesso, si trova esattamente in corrispondenza della cella mortuaria all’interno della cappella del Cimitero moderno, mentre il punto di arrivo si trova nei pressi del ponte Orlando sul fiume Ausa. Nei pressi di quel luogo, ho trovato anche la presenza delle fondazioni di una torre dei venti a pianta ottagonale, uguale a quella ritrovata nei pressi del circo, che servì per il tracciamento della stessa via ANNIA;

- L’esatto posizionamento del circo che con le sue misure della lunghezza di 444,00 m.  pari a 1.500 piedi o 1.000 cubiti, per una larghezza di 88,80 m. pari a 300 piedi o 200 cubiti,  viene sovrapposto per circa 50,00 m. dal Cimitero moderno, proprio nella zona della cavea riservata all’Imperatore;

- L’esatta posizione del porto delle navi, (ai più sconosciuto), ubicato in località Mariniane, nell'attuale antica vigna nei pressi del circo;

- L’esatta posizione del punto di partenza della via Julia Augusta, che si trovava nei pressi dell'attuale campanile della Basilica, dove a poca distanza c’è un’altra fondazione di una torre dei venti a pianta ottagonale.

 

Rappresentazione del rilievo esatto della Via ANNIA dell'ubicazione del porto delle navi e  del circo
Rappresentazione del rilievo esatto della Via ANNIA dell'ubicazione del porto delle navi e del circo

 

Qualcosa di estremamente affascinante certamente collega la meridiana piana di Euporus con la sua Rosa Ventorum al sistema solare e planetario, d’altra parte sarebbe curioso capire cosa ci potesse essere sulla sommità dell’asta gnomonica della meridiana a tutt’oggi sconosciuto.

Sicuramente si trattava di  qualcosa di misterioso, a tal punto che lo stesso Cesare Cesariano, un artista teorico, pittore e architetto, vissuto tra i 1483 e il 1543, colpevolmente dimenticato perché si direbbe ora, non "allineato",  in quanto nel cimentarsi prima nello studio del De architectura e poi, nel 1521, nella sua difficile traduzione in italiano volgare, ebbe l'ardire di interpretare il concetto della teoria di Vitruvio tanto che si trovò a passare dei guai.

 

A tal proposito riporto un passaggio della sua vicenda personale:

“L’impressione di questa veniva affidata al noto tipografo Gottardo da Ponte, fatto venire appositamente da Milano a Como. Successivamente, con atto rogato il 21 aprile 1521, si convenne che Cesariano avesse il diritto di rivedere le bozze e le figure e che durante l’impressione venisse alloggiato nella casa di Sebastiano Gallo, fratello di Agostino.

Di fatto tutto procedette bene sino al c. 159r (Libro nono, capitolo sugli orologi).

A questo punto venne negato al Cesariano il diritto di correzione delle bozze; egli si appellò al contratto, di cui per sua somma ingenuità non si era provveduto di copia. Gli editori ebbero facile pretesto per negare la validità della richiesta. Cesariano, minacciato, lasciò la casa di Sebastiano Gallo e trovò un rifugio presso un amico, Benedetto Birago, portando con sé il resto del manoscritto e le residue matrici delle incisioni. Ma poco tempo dopo i due con l’accompagnamento di guardie armate irruppero nella casa del Birago e rubarono gran parte del materiale utile alla continuazione della pubblicazione, oltre a cose personali di Cesariano, che venne incarcerato.”


BIBLIOGRAFIA

 

Pubblicazioni ed articoli

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P. ALBÈRI AUBER, Antistius Euporus – nuovi aggiornamenti e ricerche su “Orologi Solari”, n. 11, Trieste 2016.

 

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